Mostra collettiva "Homo ut Insula"

Mostra “Homo ut insula” con Fausto Cheng, Paolo Di Giosia e Marino Melarangelo

Mostra collettiva "Homo ut Insula"Nei giorni 18, 19, 20 e 21 Giugno durante lo svolgimento della manifestazione Isolstizio, le associazioni del territorio presenteranno la mostra “Homo ut insula”.
La collettiva a cura di Martina Lolli riunisce tre artisti di Teramo, Fausto Cheng, Paolo Di Giosia e Marino Melarangelo che, sebbene usino differenti media, portano avanti una ricerca artistica affine.

Le opere presentate sono inedite, concepite appositamente per i tre differenti locali in cui verranno allestiti i lavori: la scultura di Fausto Cheng, la fotografia di Paolo di Giosia e i pastelli su tela di Marino Melarangelo diverranno installazioni che dialogheranno sul tema della solitudine declinata in diverse accezioni.

Fausto ChengCheng, di origini isolane, espone l’installazione “Insula”, quasi un omaggio alla sua terra d’origine in cui ha trascorso l’adolescenza e luogo che ha accolto la ricerca del sé dell’artista. In un rado recinto di giunchi si nasconde una piccola oasi di carbone su cui troneggia un cuore d’oro; la solitudine rappresentata da Cheng è una condizione spirituale derivante dal privilegio di una sensibilità che diviene arma a doppio taglio: membrana vibrante e ricettiva agli accidenti del mondo, pronta a interiorizzare melanconicamente l’accaduto e restituirlo sotto forma di una mappatura interiore. L’isola presentata dall’artista è il luogo di approdo di un’anima travagliata ma tuttavia mantiene quel senso di scoperta e curiosità proprio di un luogo esotico.

Paolo Di GiosiaPiù fisica la solitudine immortalata dagli scatti di Paolo di Giosia, impersonata da una donna che indossa e sveste un abito da sposa. Lo sfondo è quello di un luogo dell’abbandono, forse un manicomio o una prigione, di cui scorgiamo solo un muro sgombro, ma adorno di crepe e cretti; sono le smagliature dell’anima della donna, messa letteralmente a nudo, e portate in superficie a rafforzare l’immagine di una sofferenza che si legge sul suo corpo. La drammaticità e fisica e psicologica della protagonista è intensificata dal calore di una gamma di toni in b/n della fotografia in analogico.

Marino MelarangeloLa solitudine esistenziale di Marino Melarangelo è dipinta con i mezzi toni del grigio pastello. L’installazione pensata per lo spazio comprende una tela in grande formato e una costellazioni di tele minori, come commenti della scena principale in cui un anonimo personaggio manipola misteriosi giochi metafisici. I riquadri più piccoli sono close-up delle mani del prestigiatore, come immagini di bugiardini che rimangono volutamente astratti. Nessuna didascalia aiuta la comprensione della scena che mantiene un alone di enigmaticità a comprovare la solitaria condizione mentale propria di ogni artista capace di guardare oltre la contingenza della materia.

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