Compare a fiori

Compare a fiori

Vuoi diventare compare a fiori di qualcuno?
Vieni a Isola il 19 e 20 Giugno e porta un amico!
Se segui il rituale e diventi compare, riceverai un simpatico omaggio…

I compari delle edizioni precedenti


Nella storia non c’è mai stata una “famiglia” uguale a sé stessa, ma diversi modi di concepirla e la parentela liberamente acquisita con il grado di “compari a fiori” in Abruzzo e Molise, usanza scomparsa poco dopo la guerra, ne è l’ennesima conferma.

Nella tradizione ci si sceglieva per simpatia, profonda amicizia o per suggellare un affetto ricambiato.

Cummàre mia cummàre ’n’ce dicéme mai male che, se male ce dicéme, a le ’mbèrne ce ne jiéme!

 

Comare mia comare (compare, nel caso fosse maschio), non parliamo mai male l’uno dell’altro che, se male parliamo, all’inferno ce ne andiamo”, era una formula recitata alla promessa di farsi compari.

Il rito era simboleggiato da “Lu ramajiétte” un mazzolino di fiori che veniva offerto, dopo accordo preventivo, il giorno di San Giovanni e ricambiato, in genere, aggiungendo una spilla, una bottiglietta di profumo, un centrino, un fazzoletto ricamato, un paio di calze, una maglietta, il giorno di San Pietro.

Le piante usate erano quelle spontanee: fiore di sambuco, rosa selvatica, spiga di lavanda, avvolte in foglie di felci e, spesso, insieme ad un santino; il mazzetto veniva ornato con carta e spedito per mezzo d’un fratello – sorella più piccolo o amico. Quando il latore si presentava alla casa del promesso(a) diceva:

Chèste è lu ramajiétte che tt’ha mannàte… nominando l’interessato.

 

L’usanza era seguita soprattutto da ragazzini dai dieci ai quindici anni, per lo più femmine, ma riguardava anche adulti o anziani ed era praticata in campagna e nei paesi; meno nei capoluoghi. Spesso ci si conosceva nello “Scàgne – aijùte”, aiuto reciproco, in occasione di lavori agricoli come mietitura, sarchiatura, etc. oppure durante i pellegrinaggi e s’aveva, normalmente, diversi compari a fiori, talvolta anche nello stesso anno, che, nel corso del tempo, potevano assommare a decine.

S. Giovanni, consacrando i mutui affetti, li purifica, li esalta, ne fa delle parentele spirituali. Nella mente del popolo, quello del S.Giovanni è il comparatico per eccellenza, ond’è che, nel nostro uso, S.Giovanni è sinonimo di compare e di comparatico; e la violazione di siffatto legame, santo non men di quello stabilito coi sacramenti del battesimo, della cresima e del matrimonio, è ritenuta più che mai sacrilega e meritevole di terribili castighi.

Da Credenze, usi e costumi abruzzesi di Gennaro Finamore

Cummàre e ccumbàre, / Nghe Ssan Giuvanne care, / La féda che tt’attocche / Nne’ la huastà’, ca vjie a la morte. / Catenella, catenelle, / Nne’ la huastà ca vjie a le ’mbèrne..* (Palena – Ch).

*Comare e compare, / con S..Giovanni caro, / la fede che ti tocca / non guastarla, che andrai a morire. / Catenella, catenella, / non romperla che andrai all’inferno.

San Giovanni cade quasi in coincidenza con il solstizio d’estate: quando la vegetazione è nel massimo rigoglio; entro una società che traeva dall’agricoltura l’intera ragione di vita. Da qui, tutta una serie di antichissimi riti propiziatori per divinità pagane sostituite, dopo lunghe resistenze e commistioni, da santi e madonne del pantheon cattolico; tra cui San Giovanni.

Il 24 giugno era dunque un giorno legato al culto del sole e, attorno a questa ricorrenza, la cultura popolare aveva creato tutto un mondo di credenze magiche, incantesimi ed evocazioni fantastiche: falò, fiaccolate, prodigi e responsi, riti di purificazione e legami di comparatico, sortilegi di streghe, raccolta di erbe magiche (es. iperico o erba di San Giovanni); tanto che Shakespeare attinse a questo diffuso patrimonio nel dramma: “Sogno di una notte di mezz’estate”.

 

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